Chiusura

Solo nel tempo disperso a capire
serie figure di fuochi lontani
ambiti spenti di segni sovrani
perdere a caso il volere del dire

Guarda nel cielo una stella, l’aire
pende tra fiamme a colori. Rimani
Sogna, ti prego, riempi le mani
Solo rinchiuso in un casto soffrire

odo le trombe di sordi decreti
corro in deserti di giorni futuri
maschere argentee intasano gli occhi

Velli e misfatti rivelano i fiocchi
su usci per bimbi mai nati ma puri
Niente lambisce le vecchie pareti

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Senza sangue

sapeva di muffa e altri sentori vari
come un non so che di ansie silenti
che ritornano puntuali per strappare il cuore
sapeva d’un odore di vecchio
come nella memoria di vecchie case
dagli intonaci scollati
e la puzza che aleggia perenne
nelle stanze vuote dei ricordi

eppure ne ho perso il sapore
quel gusto di rancido che affossa la lingua
eppure così unico adesso che non lo trovo più
tra i profumi asettici degli scaffali
abbordati da cibi decostruiti e allineati al neutro

davvero… sapeva
sì sapeva di giornate trascorse
nel silenzio del tugurio scolpito dall’eco
di confusi strilli effetti ludici
di ulteriori bambini
quelli con i ginocchi sempre feriti
e c’era il terrore del ritorno
e le spiegazioni alla mamma
non per il sangue…davvero
il sangue poteva bastare a sé stesso
non era come il pane
e il pomodoro strusciato
distribuito come oro in gioielleria

non ne afferro il senso
non capisco come scorrevano le giornate
come venivano scanditi i secondi
ma nelle estati interminabili
s’avvolgevano sia il sole e il vento
per coccolare le nostre corse
incontro a un futuro senza sapori
senza odori senza sangue

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Fiorire lento

Da spettro sopravvivo in una foto
un momento fermato tempo fa
sguardo al cielo perduto in cecità
forse un sorriso perso nel remoto

una posa che già tradisce in toto
l’attimo buttato nei bla bla bla
arso nel limbo delle vanità
mentre ignaro mi riempivo di vuoto

E se un domani gettata nel vento
strappata in mille pezzi giù nel fiordo
avanti di marcire dentro le acque

potesse il volto come quando nacque
voltarsi al sole un po’ prima del bordo
quel volo sarebbe un fiorire lento

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Sulla ringhiera I (Lei)

Che ne diresti se insieme smettessimo
di adorare app e pixel colorati
e di giocare a cercarci tra i dati
di amarci come ora in un modo pessimo

– presi a chattare per ore col prossimo
seduti come due condannati
senza luna mare e le nostre estati
diluite e perse in un impasto tossico

di una memoria che poi ci classifica
ci promuove nel web, con nostre foto
mostrandoci tante immagini di altri

nell’inganno di essere amanti scaltri –
per sporcarci nel fango dell’ignoto
della carne in questa notte magnifica?

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Aria

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Ultimo riparo?

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Sciarada

Immerso nella fretta della pioggia
in gocce luminose e fluorescenti
spante sul parabrezza in quest’uggia
del ritorno tra pensieri e lamenti

dopo una diagnosi di bieca forgia
d’improvviso questi occhi sonnolenti
“coda per incidente” nella bolgia
d’auto e tir, leggono freddi e furenti

Piangerei se potessi, arrivo stanco
a casa e triste esamino il referto
e mi sfogo contro l’autostrada

e i suoi istantanei ingorghi da sciarada
Poi la notizia di un morto ed è certo
m’accascio sul divano sotto scacco

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Ancora questa volta

Non era forse il segno del destino?
Capitati per caso
ma credi, putacaso…
ecco. Solo un momento di ritardo
rossetto un po’ sbavato
un bus ormai passato…
e non ti avrei incontrata

Credi sarebbe accaduto lo stesso?
Sarebbe come adesso
il sapore del tuo bacio?
E ancora questa volta
il tuo sorriso
avrebbe il sentore del fiordaliso?

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A due passi dal cielo

Mi sogno in vaga veste amaricata
le cicogne planavano nel vento
e la gente era serena, lo sento,
anche se non era una passeggiata

Non sappiamo, sorte malaugurata,
non potremo mai comprendere il lento
dolore che deflagra nel momento
di una bomba caduta e detonata

Le urla per il sangue sul petto e i pianti
per un figlio colpito dal cecchino
la fontana a due passi dal cielo

sopra gli occhi sbarrati un dolce velo
Soltanto per un po’ d’acqua un bambino
ha smesso di vivere, uno dei tanti

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Fino all’ultimo respiro

Non toglietemi le parole
La scrittura sopravvivrà
oltre ogni privazione
Senza energia e connessione
senza la mia Lettera 22
senza carta e inchiostro
senza tutto questo
userò il mio sangue sulla scorza
la mia lacrima sulla pelle
il mio corpo sulla sabbia
E quando nelle lacrime e nel sangue
non potrò più immergere le mie unghie
scolpirò sulla pietra parole di coraggio
che narrano di questa mancanza
E se la pietra si dissolverà
in fluenti lingue di lava
scriverò direttamente
nelle stanze della memoria
conservando queste parole
fino all’ultimo respiro

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