I Natali

Temporali sensazioni di sogni
quando cercavo in arcani Natali
montagne di carta e magi reali
nelle stanze addobbate come scrigni

per fare presepi e altri marchingegni
ricordi antichi offuscati dai mali
di immagini ingiallite ed ineguali
ormai la memoria non ha altri impegni

Immaginare un cielo di cristallo
puro come silenti ispirazioni
nelle nebbie di un’altra storia persa

mentre primitive fobie ti stanno
rigurgitando la mente in azioni
malvagie schiuse su una terra tersa

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Stelle luccicanti

Freme nel vento a sera spenta foglia d’ulivo
stride franta dai rami come fiato abusivo
su profumata pelle che osa e non può amare
Rischiarata dal raggio emana essenze amare

Pongo assorto lo sguardo lasciato in altri giorni
deriva da altre storie ricorda altri contorni
che ancora si frantumano ancora si ricreano
Ne esce fuori accorato da solo in un oceano

Abbraccia quella foglia come luogo d’asilo
senz’altra invocazione immobile sul filo
della memoria: cade. Si rialza contro vento
s’abbandona al martirio senza nessun lamento

aspra reminiscenza dei propri cari persi
da tempo ormai salpati. Difficile riaversi
il cuore corre forte il rimpianto si espande
si riaprono immagini si vedono altre lande

Vedi volti lontani si mostrano gli stami
la primavera suona vedi quelli che ami
anche se non li vedi anche chi non li vide
ogni volta che volle: mia madre mi sorride

mio padre mentre guida i nonni alla tivù
alcuni amici andati che volano nel blu
anche altri sguardi noti, una sorella nata
che nello stesso giorno è stata richiamata

Su quella foglia fioca ci stanno tutti quanti
e sono qui con me mie stelle luccicanti

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Urlo (il video di Marzia)

Per me un grande onore pubblicare il video che la carissima Marzia ha creato sulla mia poesia Urlo. Il video migliora senza dubbio i miei versi e sono sicuro che lo guarderò e lo rivedrò infinite volte. Grazie Marzia (marzia.wordpress.com)

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Urlo

Dirò che non sono mai stato vivo
tra i miraggi e i giochi fuggiti via
osservo e non raggiungo mai l’arrivo

vorrei parlarti ma questa afasia
m’incatena mi schiaccia fiacco al suolo
m’imprigiona in estenuante apatia

vorrei parlarti ed ascoltare il suono
delle tue labbra, forti onde del tuono

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Dismissioni

Sconsolato per campagne dismesse
solco versanti di cantieri eterni
nelle deturpate avvenenze annesse

Terre di scavo dai colori alterni
fanghi trasfusi di tossici lezzi
oltre la soglia dei tempi moderni

Vendono integrità a vili prezzi
tenutari di usuali cecità
legate vanamente a vecchi vezzi

Prego che non vinca trivialità
alcuna, che non vinca questa morte
dal gusto acre d’afrori di città

Nel sogno corro verso un’altra sorte
nei ritmi e candori di valli assorte

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Caselle

Dai bimbi per strada giunge se vuole
vocio nei salti sui numeri tinti
in torte caselle dai toni finti

e soffia il ricordo se anche non suole
vedere d’allora istante di gioia

se a sera tra burrito e guacamole
ebbro mi dileguo dalle mie cuoia

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Campagne

Nell’esalare di fluidi passati,
tra le fragranze di sudori nuovi,
scivolavamo amandoci fra i rovi
(oh! ma perché non eravamo nati

cent’anni fa negli amplessi soavi?)
O correvamo con i nostri fiati
liberi di ingrossare disagiati.
Ma i respiri sai dove li trovi?

Ne avemmo alcuni finché fummo nudi.
Altri per essere ancora amanti.
Niente di più. Poi trascorsero gli anni.

I nostri giochi divennero crudi.
Crudeli serpi scrissero dei tanti
i cui amplessi erano stati affanni.

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