Il sapore del bacio

Vedo nei tuoi occhi tutto l'amore
che sia fiamma che scalda nella notte
o dardo che percuote vecchie rotte
mostrando d'ogni stella il suo bagliore

che sia porpora che tinge le mie ore
emersa dai fondali e dalle grotte
per risalire fino a mezzanotte
portando un beneficio col suo fiore

Laggiù dove s'acquieta la tempesta
dove i monsoni sussurrano alle acque
aria tiepida e secca dall'interno

dove corrono i giorni nell'inverno
fino a scaldarsi in quel dì in cui nacque
il sapore di un bacio in una festa
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Ringo

Urlando sul Betino
a tre marce e due tempi
con pistole balocco
al fulvo cinturone

Non eri un ragazzino
così dicevan gli empi
grande grosso e un po’ tocco
urlavi da coglione

D’estate a dorso nudo
sparavi i fulminanti
tu eri il cawboy migliore
eri un killer eri Ringo

Usavi come scudo
celarti dietro quanti
vicini per errore
stavano al duro gringo

Con due colt tu sfrecciavi
fino a sera per strade
avvolte nella scia
dell’aria profumata

Fin quando alcuni Bravi
ti presero le spade
e ti portaron via
fino a una scura grata

Non so cosa ne è stato
del tuo grido sguaiato
libero uomo e ramingo
come il nostro eroe Ringo
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All’orizzonte un camposanto

All’orizzonte un camposanto
Fiori lapidi cipressi
eternità che riposa
Là assaporerò
l’essenza della vita
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riposa in pace
il vento non si ferma
sopra la neve        
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A pace arrivati

A pace arrivati torniamo indietro
Come una luce che noi spegniamo
Appare, scompare. Scompare e appare
E siamo sempre noi che torniamo indietro
e che amiamo l’opposto
Spesso la pensiamo in un mondo immaginario,
ma non esiste immagine di quel mondo
L’arma e l’odio sono nostri
ma nessuno osserva il sangue
Tutti dimenticano
Eppure qualcuno è morto
Qualcuno che ha pagato per tutti
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Il blu il blu il blu

Ho preso il vento tra le mani
un refolo deciso e veloce
per un passaggio in alto
tra nembi di inchiostro furente
e zone di blu intenso rigate
di fresco da ugelli
che vomitano idrocarburi

Una macchia laggiù
di piogge violacee
striate dai fumi
che s’arrampicano in alto
a cercare refrigerio

In basso le solite foto
chiazze di verde assiepate
da pennellate di rosso mattone
in mezzo a cenere d’argento ossidato
e serpeggianti corsi di acque reflue
che ancora ci ostiniamo
a chiamare fiumi

Ho cercato invano di lambire il blu
nell’assenza di un confine
solo un nero vello punteggiato
di fari eterni ricamati
sulla coperta del globo

La luce si diffonde in basso
fino a sfiorare gli oceani
e le nubi sospinte dalle correnti
splendente come un cielo a ritroso
tra piogge e vapori
di biancheggiante schiuma
e turbolenze d’alta quota
dove corrono liberi i venti

La inseguo nell'eternità
tra il fragore dei marosi
e le goccioline sospese
che spezzano i raggi
tra la terra bruna
e l'atro sospiro
dell'Universo

Il blu il blu il blu
solo una sottile
fragile linea
che respira per noi
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Commiato

Non posso sentire per ora
quel pianto dimesso che fugge
in silenzi di pace distante
a cercare una pausa al respiro
che soffre la cappa di pece
colata sui sogni e i sorrisi

Lo so che è inutile stare
a marcire nel flusso
Qui pare una sorte in attesa
Intanto ti tocca a vedere
i tuoi cari morire
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sera tra i grilli
una luna distante
coglie tristezze
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Volano bassi gli uccelli

Garofani al mattino
nelle mani tremanti
un mazzo piccino
anche se in quegli istanti
non riporta il dolore

Ho fermato il mio pianto
all’interno del cuore
sembra come nel canto
un ritmo che consola
ma poi il fluido ci cola

Abbraccio mio fratello
dentro lacrime perse
dentro lacrime terse
dodici anni di meno
ha perduto sua moglie
è iniziato dal seno
piange ora le sue spoglie

Lo tenevo in braccio
era tre chili e mezzo
e con un po’ d’impaccio
mi sentivo poi grezzo
mia madre sorrideva
col sole nei capelli

Mio fratello piangeva
sì, come piange adesso
in quei giorni più belli
ora sotto un cipresso
son ricordi gli anelli
solo un mucchio di terra
una corona di fiori

e qualcosa ci afferra
batte forte sui cuori
il sole nei capelli
cielo senza colori
cimitero che serra
stanno bassi gli uccelli
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Tutti i colori della luce

Indotto a emergere
tra polveri in caduta
isotopi di lunga emivita
sospesi assassini 
il vento carezza i volti
con soffici fiati letali
tra ombre fossili 
incise sulla roccia
e ciuffi di capelli caduti
tra le macerie dei perché
o adattarsi al peggio
in incauta cecità
in un silenzio di paura
o agiatezza, o forse
senza sollevare il volto 
incontro alla luna
per sfocare un dito
stagliato sul campo visivo

In cerca di estinte prede
sperando in inciampi
di immaginari indulti
cacciatori fantasmi
erranti dentro lo specchio 
cercando il fronte della vita
ignari di vivere nel retro
si cibano avidi del loro tempo

Basterebbe infrangere il riflesso
per scoprire i colori della luce
togliere i filtri
per vedere la neve velenosa
che s’adagia
cancellando il futuro
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