Al di là del bene

Una donna con i denti consumati dall’inopia. Con sguardo deforme, che attira ataviche paure per il diverso, mi chiede un soldo mentre mi allontano infastidito, ma poi vedo un gonfiore sul suo collo e una freccia mi buca l’anima. Le porgo cinque euro. Lei mi abbraccia radiosa e io me ne vado con la coscienza appagata. Dopo tre passi, mentre lei saltella per un pasto già ottenuto, mi fermo disperato, perché… cosa ho fatto per essere lieto? Non ho commesso una buona azione, né gli ho tolto quel tumore dal collo. Non ho scaldato il mio cuore, limitandomi a foderarlo di effimera premura. Il dolore è giunto puntuale. Appoggiato a un muro, mi sono messo a piangere e ho sentito l’indelebile sapore del Vuoto. E fa male, più del freddo sul cuore. Eh! se fa male.

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16 risposte a Al di là del bene

  1. Daniela ha detto:

    caro Luciano so bene cosa intendi. C’è una sensibilità innata cui non si sfugge, io la considero alla pari della compassion buddista per cui non esiste un Io svincolato da tutto il resto che ci circonda. C’è quasi ogni giorno qualcuno che biasima la mia mancanza di ottimismo, ma tutto quello che io vedo e sento lo assimilo e non posso farci nulla se mi condiziona l’umore. Il dolore è dolore non solo per chi lo vive ma anche per chi vi assiste; forse chi è meno sensibile vive con altro spirito e buon per lui, ma chi per natura ha una forte emotività non può che riflettere sul grande mare di sofferenza che è la vita. In fondo, come diceva De Andrè siamo tutti vittime di questo mondo. Un abbraccio

    • LuxOr ha detto:

      Sì, non esiste un Io svincolato, e riflettere sull’oceano della sofferenza è troppo doloroso, ma non posso, non possiamo smettere di riflettere o per lo meno illudersi. Un mio amico mi ha detto: almeno l’hai fatta felice per un’ora. Può darsi, ma non sono comunque migliore di chi non l’ha fatta felice neppure per un minuto. Grazie del bellissimo commento.

      • Daniela ha detto:

        forse non sei migliore ma hai alleviato la sua sofferenza a differenza di chi non l’ha fatto. A volte anche un semplice sorriso inatteso può scaldare e contenere una tristezza disarmante

      • LuxOr ha detto:

        Certo, sono d’accordo, ma non mi basta e mi sento debole e incapace. Posso solo testimoniare e scoprire i lati più oscuri o i particolari che altri non vedono, ammesso ne sia capace, ovviamente. Grazie Carissima amica.

  2. Scintilla ha detto:

    Un panino e un abbraccio. Non sarei così certa che non possano lenire un dolore. Concordo con Daniela, sul sorriso. E comunque, non essendo dei, non possiamo che cercare di condividere umanità e, ti assicuro, non è affatto poco

  3. amarantamorgante ha detto:

    E’ bellissimo questo tuo scritto perché è carico di quel sentimento di empatia e di percezione della sofferenza altrui che spesso ai più non è comprensibile, e allora diviene quasi un sentire profondo del dolore altrui, una cassa di risonanza cosmica alla quale non si sfugge. Non è solo empatia profonda, ma vera e propria risonanza universale. L’ipocrisia del fare qualcosa per acquietare la coscienza è la risultante di chi spesso non riesce a “sentire” davvero il dolore altrui. Solo se lo si sente davvero, allora, anche un piccolo gesto come un sorriso o un abbraccio possono realmente fare la differenza, ma bisogna sentirlo, deve esserci il sentimento, e allora sì, anche il piccolo gesto diventa immenso e può davvero fare la differenza…scusa per il commento lunghissimo LuxOr ma è tematica a me cara 🙂 e ti comprendo nel profondo. Una buona notte e un abbraccio amico mio 🙂

  4. silviadeangelis40d ha detto:

    Spesso, non basta compiere una buona azione, ma compenetrarsi nella situazione di chi soffre, risolleverebbe di gran lunga l’animo di una persona estremamente sensibile.
    Brano molto apprezzato, buona serata e un saluto, Luciano,silvia

  5. Un articolo che fa pensare e riflettere. Un saluto 🙂

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