Il vento soffia ad Ovest (1984)

La fretta di correre non so dove. Di viaggiare per arrivare entro la sera al campeggio comunale di Lisbona e un pullman, forse un Fiat tigrotto oppure un lentissimo OM, su un rettilineo che fugge a perdita d’occhio incontro all’infinito, lungo piantagioni di eucalipto, troppo lento per la nostra fretta, su una strada stretta, una grande arteria che collega l’Algarve a Lisbona. D’improvviso l’impazienza mi avvampa, mi scuote, impedendo alla logica di mostrare quanto un secondo valga a volte un’ora, un giorno o una vita. Decido per il sorpasso, rasento il pullman, sarà breve, troppo lento il procedere della corriera, piena di gente, troppo pacato lo sculettare delle sue curve morbide, dalle forme già antiche anche per quei lontanissimi e perduti anni Ottanta, ancora prima che gli incendi incenerissero la bellezza del paesaggio con i suoi meravigliosi eucalipti. La mia auto adesso si sposta sull’altra corsia per effettuare il sorpasso, un rettilineo che permette un’ampia visione, una giornata luminosa con il sole alto del pomeriggio e il caldo che lascia i finestrini aperti, le ragazze dietro e i loro uomini davanti, me stesso alla guida, assorto nel pensiero di fare presto, di arrivare entro la sera con le tende già montate e rilassarsi in un ristorante tipico di Bairro Alto. L’urto. Esce un’auto da una strada laterale, un viottolo tra i campi coltivati sotto una coltre pericolosa di eucalipti. Evitare il cozzo. Freno sterzando sulla destra per rientrare dietro il Tigrotto colpendolo sulla natica sinistra.

Anche se il dramma oscura il giorno
l’allegria si spegne nel lamento di un errore
un flato diverso un colore stonato
una parola di troppo
un celere o tardo colpo di bacio
un sospiro troppo annunciato
o un parlare troppo di sé
e un poco ascoltare
Potrebbe sorgere un nuovo sorriso
un calore imprevisto un soffio che scalda ancora
mischiando brandelli di vite
in incontri impossibili

Pela lei e pela grei. La scritta sulla parete dietro la scrivania nel comando della Guardia Nazionale repubblicana dove siede un poliziotto con il foglio verde in mano. Abbiamo fretta. Parliamo inglese o francese. Ma solo il portoghese esce dal quelle stanze mentre l’italiano vaga tra di noi come la speranza di procedere oltre, verso i sobborghi di Bairro Alto. Basta una fotocopia. Bene. Una fotocopia. Salgono sulla mia auto due agenti per cercare una fotocopiatrice nella lillipuziana Alzeijur, poche case, una trattoria, un bar. Una fotocopiatrice? Si trova in una cartoleria ma è chiusa. Andiamo a casa dei proprietari. I due militari della Guarda Nacional si intrattengono con la signora. A fatica tra un inglese stentato un francese disperato e un italiano immaginato capisco che il marito ha le chiavi con sé ed è andato a caccia. Tornerà la mattina seguente. Entriamo nel bar. Una stanza per la notte. Un nugolo di uomini in scuro seduti ai tavolini osservano quattro turisti stanchi, bruciati dal sole, in pantaloncini e con le fotocamere a tracolla. Bevo un aguardente de medronhos con i militari, distillato di corbezzolo. Offro io, non ricordo quanti escudo per i tre cicchetti. E ci salutiamo per l’indomani. Una stanza piccola con due letti a una piazza per quattro persone. Il bagno: un pitale a coppia sotto ogni letto di cm 160: mi sono svegliato con le gambe ferite dalla latta della pediera.

Racconterai questa notte nel tempo
apparsa come un fardello ineludibile
celata nei sorrisi illusori
di alieni sguardi che incoraggiano l’errore
Nell’arso meriggio
avvolto nel sapore dello iodio
che brucia o profuma la pelle
che racconta il tuo racconto
che altri non ascolteranno ogni volta
tutte volte che racconterai al niente
il vuoto di una giornata vuota

Racconterai.

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20 risposte a Il vento soffia ad Ovest (1984)

  1. Daniela ha detto:

    caspita che avventura, tutti incolumi almeno? …certo che rimarrà una vacanza indimenticabile, spero per te che abbia avuto risvolti più ameni.

  2. Franz ha detto:

    vivida narrazione con brivido….con passaggi degni di una sceneggiatura filmica… e quei versi che sanno di sapore acre di memoria…

    • LuxOr ha detto:

      Ti ringrazio molto, Franz. Grazie a te mi sento più sicuro. Un mese fa ancora non sapevo se pubblicarle. Solo “prosette” che ho scritto in quest’ultimo anno perché non riuscivo (non riesco) a fare poesia 😦

      • Franz ha detto:

        io ti ho letto con gusto e non la chiamerei “prosetta” io ritrovo il tuo stile dinamico la vivida descrizione dei dettagli (l’incidente pare di viverlo) e i versi sono il riverbero d’amarezza del temp perdu….credimi ancora una volta è scrittura densa e ricca

      • LuxOr ha detto:

        Mi dai forza, davvero. E ti ringrazio. La tua densa e precisa analisi della mia scrittura mi aiuterà molto. Forse mi deciderò a pubblicare anche le altre…ehm… “prosette” (per adesso ho pubblicato solo quelle che mi sembrano le migliori). Grazie ancora, carissimo amico.

      • Franz ha detto:

        m’è sembrato di vedervi…e anche d’avvertire la paura e l’ansia…la stanzetta poi… da romanzo…comunque ora è avventuroso ricordo… si pubblica…mi piace…

      • LuxOr ha detto:

        Ti ringrazio, allora… piano piano le pubblicherò. Ho anche una foto della stanzetta con il pitale sotto il letto 🙂 😦

      • Franz ha detto:

        ahahahah Mitico!

  3. tachimio ha detto:

    Mi piace questa alternanza tra prosa e poesia per raccontare un episodio che certamente non deve essere stato piacevole. Fortunatamente non grave, molto meglio poterlo raccontare ti pare ? Anch’ io ho avuto dieci anni fa un incidente ma il mio fu ben più grave. L’autista della moto che ci venne addosso , stette in coma per quasi un mese. Una paura da matti che morisse. Fortunatamente, o meglio per le mie preghiere ascoltate, uscì dal coma. Ancora ogni tanto ci penso. Sono cose che in qualche modo ti segnano. Sai che mi sono cimentata ogni tanto nella prosa anch’io? E pensa che ho avuto l’ardire di farne pure dei post. Vabbè, ogni tanto perché non provare ? Un abbraccio. Isabella

    • LuxOr ha detto:

      Grazie, sei molto gentile. Certo che è molto meglio raccontarlo e mi dispiace per il tuo grave incidente. Mi rendo conto dell’ansia che devi avere provato per tanto tempo. Un’esperienza scioccante. Hai fatto bene a scrivere post in prosa. Uno deve scrivere quello che si sente. Appena ho un minuto li cerco e li leggo. Un caro saluto. Buonanotte.

  4. silviadeangelis40d ha detto:

    Disavventure giovanili, che inequivolcabilmente, lasciano una traccia in noi….anche se si rimpiangono quei tempi, per l’irruenza e l’impulsività delle azioni, che nel tempo si placano notevolmente.
    Come sempre i tuoi versi sono intensi, e originali, nella loro densa lettura.
    Un caro saluto, Luxor,silvia

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