Era solo ieri

Vociferavano tra ansie e livori
su povere membra perdute
in fronde e macchie ai bordi
di pascoli e rifugi silvestri

su ossa e parti di spoglie
in ciarpami smarriti
distanti echi di urla sbiadite

su limitrofe audacie di fughe carpite
fra balzi impauriti
davanti al mostro in agguato

Camminavo cauto
sui prati crepitanti
nelle fosche aiuole
vuote come orrore
in attesa dei propri sintomi

in un maneggio perso nella notte
tra olmi logori e grida di pioppi
allargati da un vento mugghiante

lo vidi dentro Nighthawks
in un bar corrotto da universi metafisici

sola

Una donna anziana
il volto arreso
plasmato dal tempo
lo sguardo spossato
da secoli di oltraggi e nequizie
le mani ondeggianti
come fluide maree lunari

solleva lo sguardo dal calice
bloccando il mio passo leggero

“Buonasera”
La osservo con composta cautela
correndo con la mente all’uscita
mentre i piedi non coprono spazi

“Buonasera signora”
Riesco persino a sorriderle
la conduco nella gelida notte

Vociferavano di vaghi accoliti
taluni esseri immondi
accorsi in soccorso
complici di delitti e oscenità

mi posero all’indice
come untore irriducibile
per un unico confuso

sorriso

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9 risposte a Era solo ieri

  1. silviadeangelis40d ha detto:

    Notevole suggestione in questo dire poetico, in cui ci si addentra con cautela, per carpire
    la profonda essenza d’uno scenario insolito e accattivante
    Molto speciali i tuoi versi, luxor, buon inizio di settimana e cose belle per te,silvia

  2. lilasmile ha detto:

    Veramente sono un po’ confusa. Capisco che è un sogno… c’è di mezzo una signora particolare?
    Un abbraccio.

    • LuxOr ha detto:

      Nel sogno c’è un mostro che fa la gente a pezzi. E’ notte. Mi trovo in un parco. C’è molto vento. Entro in un bar deserto con luce soffusa, un ambiente angosciante. Vedo una signora seduta, anziana, molto gentile. Usciamo nel parco. E’ lei il mostro? Pare di sì. Ma non ho paura. Intorno a me il deserto. Questo più o meno ciò che ho ricordato al risveglio, ma so che nel sogno tutto è accaduto contemporaneamente e allo stesso tempo lo spazio era un miscuglio di immagini e colori indescrivibili. Il ricordo del sogno ha razionalizzato l’evento. Con la poesia cerco (vanamente) di ristabilire la centralità dell’onirico. Grazie per il commento. Un carissimo saluto.

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