Primo canto afflitto nella notte invernale

Errando per gli angiporti angusti
raggruppati in afflizioni d’indefessi tuguri
dove alberga un continente calore di sguardi vetusti

nella notte illune copiosa di contaminati nembi
vagando tra casupole afflitte dai sogni dell’inopia
sempre a lieto fine per gli aditi rosi ai lembi;

in lontananza un barbaglio di lampi
schiarisce le fauci orrende della belva notturna
in un’albedine diffusa

e nell’albore imminente il dramma dei luoghi
dove s’è fermato il tempo
appare come in un’agnizione soffusa

Le notti si ripetono in questa triste stagione
sull’illuvie delle contrade e dei chiassi
assorte nei rifiuti dei lurchi conviti
e nel ciarpame di cartacce di bucce di un perpetuo bailamme

Ma in questo quartiere fumoso
immobile al cospetto di perenni effrazioni
nei boati delle case immerse nei bronci
e negli alterchi usuali

meretrici avvizzite da triviali irrumazioni
vivono nel proprio antico sospiro ai canti delle vie
e sotto le volte
gonfiate da anni d’amplessi su lorde coltrici

Ma splende la gelida Sirio in un cielo terso e cristallino
sopra il borgo abbiosciato e fatiscente
riflessa nel mio sguardo deluso
nella mia ansia avvinghiata a un miraggio suadente

Splende sul fanciullesco desiderio di rivivere un sogno
nel bagliore abbacinante di una radiosa agora
mentre fioriscono ridondanti di pedissequo lusso
negozi e portamenti di un’era logora.

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21 risposte a Primo canto afflitto nella notte invernale

  1. erospea ha detto:

    un notturno desolante… bagliori di rinascita legati alla nostalgia d’una visione fanciulla… recuperabile? La piazza… un raduno solo ‘commerciale’ dove altre luci coprono il giro del sole?
    di certo una visione alquanto ‘devastante’…
    buon fine settimana, LuxOr 🙂

    • LuxOr ha detto:

      Scritta molti anni fa. Camminavo tra i vicoli notturni e vedevo la miseria e la desolazione sottolineata da un cielo scuro con nuvole piene d’acqua. Proiettavo la mia angoscia nel paesaggio. Intravidi una Stella, mi pare fosse inverno e forse era Arturo ma non ricordo perché mi piacque scrivere che si trattava di Sirio.

      • erospea ha detto:

        si, si capiva, almeno a me arrivava, che era una rievocazione di una camminata tua tra certi luoghi, e l’angoscia ci sta tutta..
        Sirio: a volte in un certo momento una scelta rispetto all’altra può provenire da una fascinazione che ci da una cosa nel nostro immaginario, anche se non ti riesce oggi di rievocare il perché preciso di questa scelta

      • LuxOr ha detto:

        Non ricordo ma oggi direi che il nome mi ispira un legame con un cielo notturno oscuro. Boh!

    • LuxOr ha detto:

      Buon fine settimana a te, Dora 🙂

  2. alessialia ha detto:

    oh ma che malinconica luxor…

  3. Franz ha detto:

    canti l’inabitabilità dei nostri sobborghi, canti di noi topi rintanati tra antiche vie riconoscibili all’olezzo dell’umana miseria e, rapito, lo sguardo s’alza alle stelle, nostro rifugio immaginario o nostra sognata provenienza…ciao Lux

  4. lilasmile ha detto:

    Si avverte un disagio ma anche io sento quel sperare in una stella??? Non so…quel che resta leggendo è un po’ di tristezza…

  5. silviadeangelis40d ha detto:

    A volte la magia d’una stella, può in qualche modo allontanare, dai nostri pensieri, le ombrosità del contorno, non sempre facili da assorbire, quando trasmettono immagini amare e squallide, che
    lasciano accrescere, la non semplice consapevolezza di vita…
    Poesia piaciutissima
    Un saluto,silvia

    • LuxOr ha detto:

      Grazie. Una poesia vecchissima, il risultato di una passeggiata notturna in vicoli malfamati e una speranza, la visione di una stella luminosa. Un altro tuo profondo commento da me graditissimo. Grazie.

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