Verso sbagliato

Nei viluppi di immutate memorie
scolpiscimi con refoli urbani
soffici come ventate di scorie
al mattino tra coltrici e divani
slegami dalle forme
che siano corpi masse o agglomerati
sembianze di scorse orme
oppure di prepuzio perso smegma
vaghi ozi incamerati
in incerti flati di vago enigma

Dite vi prego come muore il giorno
ove scorrono pingui deiezioni
dite perché il tempo tutt’intorno
ci uccide ad ogni giro tra effrazioni
e ferite dell’anima
tra brindisi e cincin sul lungomare
e se forse si rianima
la speranza nello scorrere lento
nelle vecchie ore amare
muore ancora o sopravvive a stento

Per tutti quelli che restano indietro
un fiore per regalo ogni mattina
quando con volti tristi sulla metro
pensaste all’infanzia sulla collina
ai vostri padri e madri
che urlavano per un ginocchio rotto
ai sempre torti quadri
inabissati in preciso scompiglio
e a quando ve la siete fatta sotto
davanti a un giaciglio

Si riduce ormai il tempo rimanente
e nel caos mesci il vino e cogli l’attimo
senz’altro diventa un senno immanente
come criterio per sospettarti ottimo
bei regni invano soli
già reliquie nel magma del ricordo
respirano dai pori
del tuo corpo afflosciato sotto vento
sconfitto senza accordo
steso nella pace di un mondo spento

Potresti anche non credere allo scherzo
di questo fare angusto
Non così se il tuo cuore copre il ferzo

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59 risposte a Verso sbagliato

  1. Franz ha detto:

    l’alternanza di ritmo e respiro sembra accompagnare come un respiro via via sempre più affannato i tuoi versi…poi l’ultima terzina si allarga in metafora che aggettiva una vita difficile ma accettata con saggezza…”stesa nella pace di un momdo spento” ciao Lux, amico

    • LuxOr ha detto:

      Grazie Franz. L’ho scritta a pezzi in questi giorni di dolore e fatica con la vista che andava per conto suo e non mi ascoltava. Un abbraccio, caro amico

      • Franz ha detto:

        un abbraccio anche a te luxOr caro…m’è piaciuto molto…mi piace la cura con cui imbrigli il tuo dolore…cosi è anche come tenerlo a bada, farlo danzare e suonare al di fuori di te della tua testa dei tuoi occhi stanchi…

      • LuxOr ha detto:

        Grazie Franz, hai letto benissimo qual è stato il mio tentativo: provare ad affrontare la sofferenza, come dici benissimo: far danzare questo dolore davanti agli occhi. Mi hai letto dentro, sono commosso.

      • Franz ha detto:

        ti ho letto con attenzione, si, è la tua anima che si è resa trasparente…

      • LuxOr ha detto:

        Non sai quanto mi sta illuminando questo tuo commento. La trasparenza è per me una ricerca continua, faticosa (anche nel lavoro) e non sempre riesco a raggiungerla. Nelle profondità del mio animo c’è ancora tanta materia oscura. Grazie, Franz.

      • Franz ha detto:

        certo, come in <tutti noi…Young la chiamerebbe L'Ombra…e chi scrive poesie cerca l'equilibrio instabile difficile, ma melodioso tra il suo Sé e la sua Ombra

      • LuxOr ha detto:

        Caspita, l’Ombra di Jung! Purtroppo temo troppo la mia Ombra e non sono ancora riuscito ad accettarla, per questo vivo in parte e non in toto, ahimé (perdonami per questo mia quasi confessione da salottino psichiatrico) 😉

      • Franz ha detto:

        be diciamo che un po’ te la stimolai, non certo per farne una seduta…solo per dar nome a quella che tu hai chiamato zona oscura…

      • LuxOr ha detto:

        Certo. Ma il riferimento all’Ombra mi ha scosso dentro. Molto preciso e proprio colpito al centro. Lo dico in senso positivo ovviamente, nel senso che questi scambi di commenti mi fanno sentire bene.

      • Franz ha detto:

        accde anche a me…si è scambiare anche lo stato delle nostre letture e riflessioni…Jung o sto rileggendo in questi giorni…in uno con Conrad…sto tutto dentro zone di confine (anche se il concetto di “dentro” in questo caso si fa un po’ labile)

      • LuxOr ha detto:

        Ah, quanto tempo che non leggo Conrad!

      • Franz ha detto:

        io sto rileggendo “la linea d’ombra”…

      • LuxOr ha detto:

        Interessante. Me lo devo segnare. Per un po’ di tempo mi sa che sarò impegnato nella rilettura di un testo di Eco.

      • Franz ha detto:

        Eco è uno di quegli autori da leggere appuntando molto…quasi in interlinea…io mi so divertito molto a leggerlo cosi…segnandomi gli infiniti richiami…

      • LuxOr ha detto:

        Sì, lessi molti anni fa Cuore di tenebra e mi parve un romanzo all’apparenza “semplice” ma in realtà pieno di senso ulteriore di descrizioni che raccontano un altrove un viaggio nello spazio tempo. Ho perso nel tempo il sapore delle mille sfumature del romanzo. Un grande autore. Quindi posso immaginare i richiami della Linea d’ombra, romanzo più maturo e forse più completo.

      • Franz ha detto:

        si la capacità di far apparire straordinario l’ordinario qui raggiunge l’acme…

      • LuxOr ha detto:

        Penso che dovrò decidermi presto a leggerlo…

      • Franz ha detto:

        ne riparleremo allora

      • LuxOr ha detto:

        Sicuramente 🙂

      • LuxOr ha detto:

        Scusami Franz, sul lettore non ho visto le prime parole del tuo commento e credevo che ti riferissi a Conrand, non ad Eco. Certo Eco è tosto e leggerlo mi costa molto. Poi adesso in particolare sto rileggendo La struttura assente perché nel tempo sto perdendo contatto con la Semiologia.

      • Franz ha detto:

        comunque può funzionare anche per conrad l’appuntare e la lettura interlinea…

      • LuxOr ha detto:

        Infatti, per questo sono cascato nell’equivoco. Anche con Conrad bisogna appuntare…

      • LuxOr ha detto:

        Mi è partito il commento incompleto per errore. Proseguo qui. Sì il concetto di Dentro è molto complesso e in questo caso labile ed è da tener presente anche la forza centrifuga del Fuori che mi stordisce particolarmente.

  2. avvocatolo ha detto:

    Un mondo spento che accende un mondo di evocazioni… abbinamenti di lemmi inusuali e originali e… mi è davvero piaciuto! E confesso anche di non conoscere il termine ferzo… mi documenterò!

    • LuxOr ha detto:

      Vorrebbe essere una canzone in stile petrarchesco, ovviamente scritta da un dilettante, appunto persino con un verso sbagliato (com’è anche sbagliata la direzione verso un luogo qui in senso metaforico, sbagliato andare incontro alla tristezza ma cercare di conoscere e capire). Grazie, sei molto gentile 🙂

      • avvocatolo ha detto:

        Quale è il verso sbagliato? Sono a digiuno di metrica per cui non saprei proprio
        ..

      • LuxOr ha detto:

        Le quattro stanze della canzone dovrebbero essere identiche come versi (endecasillabi e settenari) e simmetriche (alternanza di settenari ed endecasillabi e incrocio di rime. Nella terza stanza il verso “e a quando ve la siete fatta sotto” doveva essere un settenario e invece m’è venuto fuori un endecasillabo. Me ne sono accorto tardi ma ho deciso di lasciare fare (ovviamente potrebbero esserci altri errori che non sono riuscito a identificare).

      • avvocatolo ha detto:

        Grande lavoro! E l’imperfezione non fa proprio nulla anzi… a volte è una piccola imperfezione che fa perfetta l’arte (torre di Pisa docet ☺)

      • LuxOr ha detto:

        Grazie sempre gentile. In realtà ho ripreso uno stile molto arcaico di canzone in stile petrarchesco già superato nel Cinquecento. Il fatto è che mi diverto un mondo a fare queste cose 😉

  3. lilasmile ha detto:

    Sai? Sento come un grido qui. Una preghiera. Leggere questo canto mi fa star male. Ma avremo modo di confrontarci… Un sorriso per te 🙂

  4. lilasmile ha detto:

    Mi sembra di capire che tu l’abbia scritta in questi giorni. Puoi parlarmi del tuo sentire Luxor?

  5. silviadeangelis40d ha detto:

    E’ la consapevolezza, magia d’un andare di vita, ad allargare la nostra ottica, facendoci
    apprezzare, fra un andirivieni e l’altro d’esistenza, quel piccolo respiro, che va assaporato
    in tutta la sua intima intensità…..
    Emozionante leggerti, buon venerdì e un sorriso, Luxor, silvia

  6. lilasmile ha detto:

    per tutti quelli che restano indietro, un fiore per regalo ogni mattina…lo sai LuxOr??? Questi due versi mi piacciono molto e mi fanno dolcezza.

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