L’arrivo di Babbo Natale

Una poesia molto vecchia di circa 25 anni fa. E’ scritta in terzine dantesche con rime incatenate. Volevo scrivere un poema di almeno 33 canti sul Natale ma questo è l’unico frammento rimasto. Lo pubblico perché stanotte arriva Babbo Natale, state alzati ad attenderlo, mi raccomando.

L’ho atteso a lungo per tutti questi anni
di nascosto, sperando che arrivasse
e immaginavo il rosso dei suoi panni

un uomo grasso muoversi con classe
tra le cose, col giocattolo in mano
sistemato accanto ai dolci e alle glasse

L’ho atteso per ore ed ore, ma invano
“Per parlargli”, mi dicevo, parlare
seduti beatamente sul divano

Aspettavo perché amavo sognare
ma forse non ci credevo del tutto
come il selenita non crede al mare

Almeno un gianduiotto oppure un frutto
dissi, non credendo più al suo arrivo
in una notte oscura come un flutto

che inghiotte le anime ancora sul rivo
Ma Babbo Natale non venne mai
Che si sentisse un santo oppure un divo?

Forse non si ritrovava nel via vai
e temeva di fare sempre tardi
S’immaginava tanti bimbi gai

Per sfuggire dai curiosi sguardi
cercava di non essere visibile
Sono soltanto i nostri occhi beffardi,

chiusi, che non credono all’incredibile
Ma Babbo natale è vicino a me
conosciuta immagine indescrivibile

accanto a noi, Babbo Natale c’è
e appare soltanto quando lui vuole
ma io per anni ho avuto dubbi: e c’è?

guardavo in alto fra le fredde nuvole
senza vederlo perché i miei occhi
erano una distante luce fievole

e lui per anni con i suoi balocchi
con la sua slitta che viaggia nei cieli
faticando per i pochi marmocchi

ha continuato fra guerre e sfaceli
ha continuato incurante del mondo
a volare tra stelle, comete e angeli

col sorriso sul volto rubicondo
sapendo benissimo che nessuno
crede più a quel folle giramondo

né ai suoi elfi che stanno in raduno
ballando nella sua casa tra i ghiacci
in attesa del momento opportuno

Con le mani abbracciate ai polpacci
accoccolato in cucina una sera
osservavo i ricami e i loro intrecci

sulle tendine, la fredda aria effimera
della notte alitava sulle fiamme
delle rosse candeline di cera

che splendean vigorose come gemme
Seguì un silenzio eterno, immortale
dolori di figli e pianti di mamme

venne un ricordo allo stato larvale
seguirono urla e pianti di dolore
turpi scene di sfacelo totale

un’intera vita offerta col cuore
per poter vedere Babbo Natale
lui, zelante e buono donatore

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29 risposte a L’arrivo di Babbo Natale

  1. erospea ha detto:

    ieri pensavo (forse guardando un servizio con bambini in tv) a come diventi per noi inconcepibile il sentire la loro stessa meraviglia e curiosità per l’ignoto, il loro credo: quello. Non riesco oggi a trovare in me lo stesso ‘credere’. Poi mi sono detta che, forse, non è Babbonatale, ma una naturale capacità preconoscenziale (brutto termine ho coniato, mi si perdoni) pur la manteniamo, ma spostata verso altre cose, non lo so.
    Questo sto ripensando a seguito del tuo componimento.
    bella l’immagine: “con le mani abbracciate ai polpacci/accoccolato in cucina una sera”… tremendo il seguito che riporta di fronte a quello che per noi resta davvero incomprensibile, e duro da conoscere, perché nella vita siamo costretti a questa conoscenza col confine estremo, anche se non sappiamo se sia estremo, ultimo. Nelle festività certe presenze care, anche se non si è cattolici, tornano nelle loro assenze: bellezza e nostalgia. Nostalgia per ogni corpo che nacque alla vita e agli affetti; per ogni corpo che in qualche modo rinasce nel ricordo che ne abbiamo anche se non riusciamo a pensare dove e come e se sia ancora in qualche luogo o non luogo del cosmo.
    Scusa se mi sono lasciata andare a questo pensiero, ma credo sia umano accada di commuoversi per le assenze in questi giorni, pur senza essere religiosi, come non sono io, almeno io
    serene giornate LuxOr
    dora

    • LuxOr ha detto:

      Infatti la poesia è il racconto della perdita dell’innocenza di un’epoca in cui ogni cosa sembrava magica. E poi la dura realtà, l’assenza di Babbo Natale, il mondo con le sue bellezze,certo, ma anche con il suo dolore. La nostalgia poi comprende l’infanzia e i nostri cari che abbiamo perso, che non ci sono più e si trovano come dici tu in una qualche parte del cosmo, ne sono certo, sono nei nostri ricordi e noi li teniamo in vita e ci dialoghiamo e chiediamo loro consiglio. La commozione è naturale è un momento intimo in cui ci raccogliamo per abbracciare quello che siamo grazie anche a chi ci ha preceduti. Grazie Dora per il tuo bellissimo commento.

  2. lilasmile ha detto:

    A me colpisce la dimensione intima che ha questo Babbo Natale. Una dimensione fragile che è anche la dimensione umana. Ti lascio un sorriso col cuore. Lila

  3. gelsobianco ha detto:

    Oh, l’età magica in cui io ho visto e sentito Gesù Bambino (questo era il nome di Babbo Natale per me) volare con le sue ali gelatinose, ma consistenti che lui sbatteva… Io ho visto quelle ali…
    Oh sì, io l’avevo colto mentre mi portava i doni, durante la notte, e mi ero immobilizzata. Mi faceva anche un po’ paura… Il mio stupore era grandissimo. Piangevo e sorridevo in silenzio.
    (sai, ancora oggi ho nelle orecchie il suono delle sue ali)
    E, poi, la perdita di quel mio mondo piccolo e così immenso.
    E, ora, anche il ricordo di chi mi era accanto e che non è più con me.
    Mi hai dato grande emozione con questi tuoi versi, LuxOr caro
    Passa un buona notte e un sereno Natale.
    🙂
    gb

  4. lilasmile ha detto:

    Lo sai cosa mi colpisce di questa poesia? Il tuo voler rendere Babbo Natale quasi come un amico con cui siedersi per parlare sul divano. Bella questa immagine! 🙂

  5. gelsobianco ha detto:

    “Aspettavo perché amavo sognare
    ma forse non ci credevo del tutto
    come il selenita non crede al mare”
    E il tuo Babbo Natale, reso da te molto umano, un amico quasi, non è arrivato…
    Come ti ho scritto sopra il mio Gesù Bambino è venuto da me.
    Oh sì, sento ancora lo sbattere delle sue ali gelatinose e luccicanti. 🙂
    Forse lo stupore dei bimbi è ancora in me. Chissà.
    Come hai saputo rendere lo sfiorire di una età incantata e l’entrare nel tempo adolescenziale che porta al nostro oggi…
    Un abbraccio, LuxOr caro
    Ore buone con te e per te
    gb

  6. poiésis ha detto:

    L’ha ribloggato su Poiesis.

  7. avvocatolo ha detto:

    Urka! Peccato tu non abbia seguito il proposito di farne 33 canti ☺😂

    • LuxOr ha detto:

      In effetti ci ho ripensato tante volte, ma forse la magia di quei giorni (nel senso di scrivere terzine) è finita. Grazie per il commento e tanti auguri di un Felice Anno Nuovo 🙂

      • avvocatolo ha detto:

        Trovo comunque eccezionale il risultato. le terzine e la metrica e le rime le ho sempre trovate di una difficoltà indicibile…

      • LuxOr ha detto:

        Anche se alcuni endecasillabi forse andrebbero rivisti, comunque all’epoca ero allenato. Non so oggi se sarei in grado di ripetermi. Grazie ancora 🙂

  8. silviadeangelis40d ha detto:

    Una metrica davvero speciale, in questo saggio poetico particolare, e direi del tutto unico nel suo
    genere, che lascia intravedere il passaggio da un sogno ad una realtà diversa….
    Molto bello leggerti, Luxor, un caro saluto, silvia

  9. Artamia ha detto:

    L’ha ripubblicato su iwantyouhappye ha commentato:
    . . . L’ho atteso per ore ed ore… perché amavo sognare…

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