Noia

Costretto a spandere giochi d’accidia
Ho forse impiagato il tempo con dolo?
Eppure nuotavo sotto coperte
Pulivo con cura immobili scarpe
Alzavo un rasoio allo specchio, stanco
Liberavo idee nell’aria più ferma
Localizzavo gite senza gite
E poi sotto coperte a faticare
Non domo: cucina fredda da asporto
Oppure una gomma usata d’ieri
Nell’ora più bruna una tv guasta
Non guardavo ma immaginavo sempre
E al mattino caffè senza la cialda
Per caso anche senza latte o caffè
Or ora mi sovviene di puzzare
Shampoo? Umh no, non c’è shampoo nel frigo
Senza Tavor già mi sento morire
Ossia potrei provare a camminare
Potrei dal sofà finire al divano
Incauto del rischio i miei arti stanchi
Uffa che palle non ne posso più

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63 risposte a Noia

  1. lilasmile ha detto:

    Leggo e rileggo. Non so… ci vedo un moderno poeta maledetto. È recente questa tua poesia?

  2. erospea ha detto:

    ‘E al mattino caffè senza la cialda
    Per caso anche senza latte o caffè’
    l’intero componimento mi fa arrivare tutta la svogliatezza, trascinata nei versi, nell’affrontare la ripetizione quotidiana; e mi arriva come la sorpresa, manco tanto sorpresa, sia proprio nello scoprire la solita routine con qualche cosa in più o in meno, mica importa, ma tengo lontano con la noia il fatto che sotto sotto m’importa perché mi piacerebbe continuare a immaginare altre realtà e non solo immaginarle…
    sono andata un po’ a flusso nel come m’è arrivata leggendo, poi non so.
    Non ho una gran testa da critica, come la tua, eh eh 🙂
    come sempre, non rileggo, e se pure rileggo sempre qualche errore faccio, quindi perdonate la mia sgrammaticanza 🙂
    buona serata LuxOr, con l’augurio che sia tutt’altro che noiosa

    • LuxOr ha detto:

      Sì, preso dall’accidia nei miei momenti no, in cui la parte oscura della Luna corrompe i miei sogni, tento di uscire da questa dipendenza, ossia svogliatezza, routine, trantran quotidiano, uscire da questi gesti sempre uguali ripetitivi con cui scandisci il tempo e lo perdi questo tempo, lo perdi, vedi che corre via e lo insegui, ma lo perdi nelle piccole cose, nei piccoli momenti e vorresti scappare uscirne ma non ce la fai neppure ad alzarti dal divano che ti tiene sdraiato e non ti molla come una calamita. Ecco mi sembra di essere come in un racconto di Kafka. Scritto come acrostico proprio per affermare il gioco e nominare l’innominabile anche se in questa composizione l’innominabile è palesato nell’ultimo verso: sfinimento, stanchezza, non ne posso più, ma gioco. Buona serata anche a te (un po’ uggiosa per la verità) 😉

  3. silviadeangelis40d ha detto:

    Trovo, in questi versi, un immediato malcontento, per la ripetitività dell’andare dei giorni…tutti uguali, senza quel guizzo d’emozione che “faccia brillare ed evolvere” la mente
    Sempre piacevole leggerti Luxor, felice sera e mille auguri per delle liete festività,silvia

    • LuxOr ha detto:

      Infatti, giornate anonime che scorrono e che perdo, giornate in cui vorrei alzarmi e correre nella notte nelle penombre di un paesaggio equoreo . Grazie Silvia, felice sera anche a te e anti auguri per un lieto e felice Natale e buone feste.

  4. Franz ha detto:

    l’accidia è un autentico mostro che ci spezza ogni sogno, ogni semplice andare che ci tine in un notturno senza sogni, senza guizzi, come catene di un dannato contrappasso per colpe che ci diamo senza senso…mi ricordo <luigi tenco e la sua splendida "un giorno dopo l'altro"

    • LuxOr ha detto:

      Un mostro che mi tiene incollato alla routine e mi mostra il suo volto peggiore:l’orrore per il tempo che scandisce implacabilmente l’eterno ritorno dell’uguale, gli stessi gesti, gli stessi ritmi e la fatica, la spossatezza che ne segue, la svogliatezza, lasciarsi trascinare come un automa che compie gli stessi gesti e non riesce a liberarsi dalle queste catene. Sì, un notturno senza sogni, un limbo, una sala d’aspetto dove attendi che la porta venga aperta. Bellissima la canzone di Tenco. Grazie per avermela ricordata. L’ho ascoltata e ho visto il mio volto stanco.

  5. gelsobianco ha detto:

    Oh, il sempre uguale che incatena, da cui è difficilissimo uscire perché crea dipendenza anche.
    Ho letto ora la tua poesia e questo mi è giunto immediato.
    Poi torno e rileggo. Oh, io leggo e rileggo.
    “Ho forse impiagato il tempo con dolo?”
    E c’è da dire molto su questo “dolo”.
    LuxOr, c’è il ritmo ossessivo della svogliatezza nei tuoi versi.
    A presto, amico mio
    Spero tu dorma
    Un sorriso per te
    gb

    • LuxOr ha detto:

      Sì in quel momento dormivo, carissima. Ricambio il sorriso 🙂

      • gelsobianco ha detto:

        E’ quel “dolo” che non è esattamente dolo. 😉
        Colgo ancora nei tuoi endecasillabi ciò che avevo sentito alla mia prima lettura.
        LuxOr caro, buona notte
        gb
        Ti sorrido
        “Oh, il sempre uguale che incatena, da cui è difficilissimo uscire perché crea dipendenza anche.”
        Ti scriverei queste parole anche ora…

      • LuxOr ha detto:

        Sì, una domanda, mi chiedo se ho sbagliato, se ho finto di fregarmene del mondo commettendo un reato, infrangendo una qualche regola. Il sempre uguale che incatena,sì. Dipendenza: ecco la parola (avevo cercato di fuggire da questa parola).

      • gelsobianco ha detto:

        Sì, LuxOr, ho compreso la tua domanda.
        Se vuoi possiamo parlare di tutto…

        E ho dovuto mettere quella parola “dipendenza” perché io l’ho captata…

        Ti auguro una notte serena, amico mio
        gb
        A presto!

      • LuxOr ha detto:

        Questo mi conforta. Buon giorno cara gb!

  6. lilasmile ha detto:

    Ho notato ho notato, le parole iniziali e la frase finale!!! Stiamo giocando di fino 😉

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