Frammento 7 – Lamento di Lallo e Anna

Convinto da voi miei cari compagni di viaggio nelle rotte della conoscenza, ho deciso di pubblicare un frammento, uno dei tanti, eliminato dall’epilogo del Cavaliere Azzurro. Ne ho altri ma questo mi sembra forse il migliore. Lo pubblico con vergogna. Ci sono parole volgari e inoltre il video non è proprio adatto ai minori, ma è la musica che mi è venuta in mente per il ballo di Lallo e Anna. Anna è il nome che avevo dato all’Amica di Azzurra in onore della commedia Vecchi tempi di Pinter. Perdonatemi per questo affronto alla decenza. Questo è il primo e ultimo frammento che pubblico. Non ne pubblicherò altri. E adesso mi assumo la responsabilità per tutte le conseguenze a questo mio esagerato lasciarmi andare. Ricordate, è solo un frammento, una parte tolta perché non adatta. Trattengo il respiro

(D’improvviso appare Lallo come un fantasma, con un vestito grigio chiaro e un cuore rosso dipinto all’altezza del cuore. Azzurra, intenta a bere con Kandinsky al tavolino, non lo vede, ma lo vedono Anna e Kandinsky stesso. Lallo si avvicina al tavolino di Azzurra, ma non vede Kandinsky. Supera il tavolino di Anna che si alza e lo segue. Lo chiama.)

ANNA Oh Lallo, Lallo (urlando dalla gioia) mio caro Lallo.
LALLO (con voce impedita, scandisce male le parole come se la lingua gli girasse a vuoto nel palato) Az..z..z…u…rraaaa (emana un suono fioco come in assenza di respiro, tossisce, si sente il muco che gorgoglia in gola) Gggggguuuaaagggg
ANNA (lo raggiunge) Lallo, Lallo!

(Lallo finalmente si volta e guarda Anna come fosse una sconosciuta)

ANNA
Ricordi quell’Ostro nel gelido inverno?
Leggeri sul soffice manto di cristalli compatti
affondate le lame nel ghiaccio graffiato
danzavano a distanza nel parco ragazzi felici
Allora sognavo l’Averno da matti bruciare
In mille cornici sottolineare il mio male
In vena una goccia di morte col laccio annodato
vendevo la mia carne per una dose di merda
Ti amavo sai? Eri un principe in gessato azzurro
I tuoi passi sfioravano appena
coturni leggeri persi in bassa gravità
il suolo vischioso coperto di lezzo
Ed io stramazzavo nel sottopasso odoroso
nel tanfo corrotto da sfrigolio di minzione
e tu unico immenso candore, creatura d’amore
innevata nel tuo berretto bianco ti fermasti
Il tuo sguardo o Lallo fu un dolce nitore
nel torpore del mio immenso dolore
vidi il tuo braccio prendermi e alzarmi
Una carezza unica di una vita morente
senz’alcun’altra menzione lasciasti leggera
tornire la pelle essiccata da vacuo dolore
Una sola unica meravigliosa carezza
e il mio cuore iniziò a funzionare. Amore.

LALLO
Se…e.. i tu dolcezza d’amore d’un tempo annodato
Oddio non fremo a cederti perché? Mangiavo la pppa..nna
Mon..tata con cci a lda ieri sera Al Sedano Azzzzzuuuur
Chi sei carissima donna tu?

ANNA
Son Anna oh torrido cazzo!
A chi porti per mia disgrazia
di rose quel mazzo?

LALLO
Azzzzzzzurrra la amo signora come posso
annodarla nel mezzo codesto intermezzo?

ANNA
Ma, Lallo! Che dici non vedi che sei fuori tempo?
Ancora invischiato in ricordi fumosi, perduti
ormai abbandonati negli imi più lerci
Là ove incrudeliscono mucillaggini mezze
Là in mezzo nell’oblio del talamo infranto
ormai dimenticato nel vuoto da gelida Azzurra?

(Lallo si volta del tutto e per un attimo scambia Anna per Azzurra. La abbraccia piangendo e anche Anna lo abbraccia piangendo. Si prendono tra le braccia e cominciano a danzare. Il cuore di Lallo comincia a sanguinare.)

(Si muovono male, urtano un tavolino che cade per terra. Accorrono camerieri si alzano commensali e vanno intorno a Lallo e Anna mentre Azzurra continua a parlare con Kandinsky che invece si alza curioso e scatta una foto. Per alcuni attimi ne nasce una danza tribale con mugolii e stridii simili a lamenti.)

LALLO (credendo di avere Azzurra tra le braccia) Miaaa ccara Signora, donna mi amata ti preggo perdonami e bacia

ANNA
Sì mio magico uomo, anche se perso nei miasmi del tempo
Anche se immagine reflua e distorta
Anche se solo appannaggio di un’epoca storta
Approfitto e dono il mio primo vero unico bacio
Morendo per te.

(Bacia Lallo e poi stramazza al suolo)

Tutto si immobilizza. La musica s’interrompe, mentre Azzurra rimane tranquilla come se non avesse visto niente e solo Kandinsky, eccitato, scatta foto.

Segue frammento 8

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77 risposte a Frammento 7 – Lamento di Lallo e Anna

  1. lilasmile ha detto:

    Caro LuxOr, molte immagini evocative, molta sensualità ma anche tristezza! Il video per ora non riesco a vederlo da cell. C’è tanta bellezza e originalità…

    • LuxOr ha detto:

      Sì molto triste. Mi è venuta così, Ma non è organico, non è una struttura, è ancora (forse) poesia (?). Sì, lo so, è più che sufficiente (almeno immagino), ma a Teatro devi stare almeno seduto per un’ora e il pubblico non deve annoiarsi

  2. lilasmile ha detto:

    Ecco, guardo solo ora. Mi fa piangere questo video. C’è un ritrovarsi per poi perdersi e forse ancora trovarsi??? La melodia mi piace molto ma non comprendo molto la parte finale. Forse la donna non vuole diventare prigioniera? Va bene, LuxOr, aspetto pazientemente dei chiarimenti.
    Un sorriso. Lila

    • LuxOr ha detto:

      Sì. La prima volta che l’ho visto ho pianto. Ma mi sembrava ideale per il ballo di Lallo e Anna. Due innamorati (nel mio frammento una innamorata e un uomo “gentile”) come nel video una coppia che si fa, si ama, si perde, si ritrova, litiga e prova tanto dolore, si abbandona al dolore della vita. Le farfalle sono libere vive, ma si possono anche incorniciare e non è così che si può. Non si può mettere in un quadretto la libertà. Molta tristezza ma anche l’identico stato d’animo di cui era pieno il mio cuore nel momento in cui scrivevo il frammento. E il mio cuore sanguinava. Sì per me una musica che trascina l’anima.

  3. erospea ha detto:

    vedi che già è un’altra cosa? Non fare tagli pensando a sconcezze che non ci stanno. La sconcezza è altra cosa, fidati. La sconcezza è in uno sguardo aggressivo che pensa di potere tutto su te solo perché hai un aspetto delicato. Manda a fanculo il buonsenso vacante.
    scusa la schiettezza. ma quando ci vuole ci vuole.
    a teatro soprattutto. La misura è una cosa, la repressione n’è n’altra.
    buon sabato
    con sincerità,
    dora

    • LuxOr ha detto:

      Grazie Dora, ma (scusami se mi ripeto) volevo ridurre troppo materiale in poche righe e inoltre (ormai la mia è una nenia) non riesco a capire quale sia il limite della decenza oltre il quale potremmo sconfinare nella volgarità. Sono molto preoccupato quando si tratta di scandagliare le pene d’amore. Ci sono dei frammenti ancora più spinti. Ti confesso che mentre scrivevo il monologo di Anna stavo piangendo.

      • Franz ha detto:

        temo non ti sia giunto il mio commento a questa seconda versione…ciao lux

      • LuxOr ha detto:

        Sì, non mi era ancora giunto. L’ho letto dopo la pubblicazione di questo commento.

      • Franz ha detto:

        ok quando hai tempo pubblicai l’incipit di una mia operina (Notturno urbano) mi piacerebbe se tu, con calma, gli dessi uno sguardo..notte amico

      • LuxOr ha detto:

        Non mi pare il vero. Attendo con ansia di poter leggere la tua opera. Notte, Franz caro

      • Franz ha detto:

        ciao lux quando hai letto mi fai sapere…il post è li e si chiama “Notturno urbano”…

      • LuxOr ha detto:

        Sì, in un primo momento non avevo capito, poi ho compreso che è già sul tuo blog. Appena letto metto un commento.

      • Franz ha detto:

        mi farà piacere lo sai che mi interessa molto ciò che hai da dirmi su ciò che scrivo

      • LuxOr ha detto:

        Ne sono onorato. Lo leggerò il prima possibile.

      • erospea ha detto:

        i limiti, io penso, in arte sono una cosa diversa dai limiti del vivere sociale, anche se l’arte stessa è connessa al ‘vivere tra’ e in questo senso non può mai fare a meno di interrogarsi sulle modalità, più che sui limiti, in cui espone qualcosa. Non so darti una risposta mia precisa a quello che dici, perché sarebbe dirti e descriverti la mia modalità, i mio modo di regolarmi e, forse, anche un mio ‘gusto’ rispetto a questo. Non credo, certo, l’indecenza sia nell’esporre corpi che fanno o non fanno alcune azioni. Anche mettere in scena due persone che bevono un caffè se fatto in alcune modalità potrebbe urtare degli spettatori. Ma tieni anche conto che gli spettatori vivono un rapporto di interazione, in un certo senso, rispetto a ciò a cui assistono o anche, talvolta partecipano, o in cui vengono coinvolti. Noi stessi, poi, me lo dici, quando ci facciamo ‘autori’, come in questo tuo scritto, capita che diventiamo anche una specie di spettatore, commuovendoci, sia pure nella misura d’un distacco necessario per poter scrivere. Non so, forse ho aggiunto altri dubbi. In linea di massima per me la sconcezza vi è dove non è necessario quello che si espone, non è legato a un moto comunque di vita che intende dirci chi opera in quel lavoro, anche quando ciò che racconta o manifesta parla di morti viventi o di orge modello palle mentali di altri cavalieri… che io ‘politicamente’ non ho mai amato, anche se ho sorriso più a queste palle mentali spacciate per incentivo a interessare alla politica, forse, ad alleggerire i nostri animi da italiani senza governo… ingannati… e … scusa mi sto lasciando andare ad altri discorsi… che molti non condivideranno… ma oggi è domenica e si vede che la testa va per tangenti…
        Un caro saluto, LuxOr
        Non ti autocensurare che già ci censura il cervello ‘sto paese inebetendoci con la falsa informazione spesso e con certi palinsesti televisivi che… giusto ci salva la notturna tra programmi culturali, finalmente a fin di giornata, e spassosissimi filmetti porno, ah!

      • LuxOr ha detto:

        Certamente, quando si tratta di arte non si possono definire “limiti”. Il fatto è che la mia scrittura potrebbe non essere neppure definita “arte” nel senso che, caspita, ci provo eccome a “creare” , soprattutto nella poesia, immagini, emozioni, mondi che possano essere ricondotti a un pensiero artistico sì da lasciare qualcosa in più nel fruitore, ma quando cerco di definire una struttura, organizzare un discorso entro in un’altra dimensione. Anche descrivendo personaggi o situazioni considerate “immorali” da chi spesso immorale lo è nella vita (ovvio che l’arte può e deve raccontare anche aspetti controversi, ma veri, reali, vivi, come il sesso mostrando giustamente il corpo e i suoi movimenti azioni desideri) rimane comunque il romanzo (anche il teatro?) un meccanismo differente in quanto la funzione poetica, pur essendo presente e interattiva potrebbe essere in parte sacrificata al discorso della prosa che comunque non è sempre un discorso inerente trasgressioni o sospiri dell’anima. Ecco, mi pongo spesso questi problemi perché scrivendo romanzi, pur tenendo presente la libertà della scrittura senza inibizioni, devo tener presente di essere in un altro territorio in cui vivono personaggi, paesaggi, monologhi, flussi che devono comunque interagire nell’interesse anche della storia,almeno se uno desidera o spera di essere letto da un pubblico (tutto suo magari, immaginato magari oppure supposto ma sempre un pubblico). Insomma in poche parole non è che mi preoccupo di sconcezza o meno, ma di rapporti con probabili fruitori . Lo so ripensandoci, ad esempio, Pinter se ne fregava del pubblico, scriveva ma se leggi (e avrai letto) il suo teatro vedrai che c’è comunque una certa costruzione una struttura e non solo poesia scaturita dal cuore. Quando razionalizzo rinuncio a qualcosa di me? E posso scrivere un romanzo o fare teatro (soprattutto teatro) senza pensare all’insieme, al prodotto finito? Scusami Dora ma sono problemi che mi pongo ogni giorno e che sicuramente mi limitano. Ti ringrazio, anzi, come ringrazio Franz, per i vostri consigli ma sento lo stesso di non essere definito, di vivere scrivendo il mio mondo e invece io, come supposto artista (ma lo sono? Forse no) dovrei annullarmi per far emerge l’opera in sé, il lavoro, la fatica… Sono pienamente d’accordo sull’autocensura anzi, sono d’accordissimo sulle tue opinioni politiche, anzi m’incazzo quando vedo telegiornali di stato che disinformano. Certo non mi autocensuro, questo mai. Scrivo quello che sento e ne ho tante di poesie “oscene” (che oscene non sono) ma poi penso al pubblico e dubito. E quello “strano” riassunto sul Cavaliere sotto forma teatrale è sintesi e simbolo del mio dramma tanto che ho pensato di tenerlo nelle mie “raccolte” come momento debole, certo, ma anche come tentativo di sintesi (non riuscita) o simbiosi di potenza espressiva e desiderio di organizzare. In effetti il problema forse si risolve semplicemente perche se dovessi mai finire l’intera pièce del Cavaliere sarebbe una commedia completa non un riassunto. Forse il mio errore è tutto compreso nell’affermazione che l’arte non si riassume. Dovevo probabilmente terminare la seri con due soli post, ma comunque sono ugualmente contento, perché abbiamo discusso e ragionato con te, Franz, Lila… Un caro saluto.

      • erospea ha detto:

        posso dirtela in modo tale da apparire banale? mi posso sbagliare, ma mi chiedo (cosa che spesso, anzi sempre, dico anche a me stessa, e anche adesso): non è che ragionare troppo su propri possibili ‘errori’ o muoversi nell’autoriflessione sia il nodo da sciogliere? Che poi dire ‘errori’… chi dice siano ‘errori’, rispetto a cosa; forse sono solo percorsi che sperimentiamo e collaudiamo, quindi può capitare di avere perplessità o riscontri non sempre affermativi, che ci portano a revisioni e, talvolta, a riscritture.
        Poi, altra domanda che mi/ti faccio: il pubblico/lettore è un unità? ed è giudice supremo? Il rispetto del pubblico, la considerazione che dobbiamo averne (anche Pinter non è che se ne fregasse del pubblico) se la misurassimo e valutassimo in una dimensione mobile, non definitiva, andando per intenzioni, domande, anche dubbi, e verifiche su verifiche, non so… non so se riesco a spiegarti a cosa penso. Cioè… se fosse da ragionare su un flusso in circolarità e non su una separazione netta io/tu, soggetto/oggetto, autore/opera/destinatario, … questo serve, ma se tali schemarizzazioni utilissime andassero comunque considerate con minore rigidità ? Così come la questione del ‘genere’… Lascio tra noi questi spunti di riflessione, così come hai fatto tu. Forse con un’incazzatura di meno, non mi fraintendere, io vado addirittura in crisi quando non riesco a ritrovarmi nel dialogare sulle mie cose con gli altri, ma poi si supera, raffreddandosi un attimo e cercando di tornare ai ferri del mestiere, come dici tu stesso, anche se non mi piace quando poi torni a dire : “il mio errore”… “terminare con…”, non so: ti sei esposto ed è stato importante. Io sono mesi che non tiro fuori il mio unico scritto teatrale perché son cacona e autodistruttiva, ad esempio. Insomma… forse bisognerebbe concedersi un po’ più di disinvoltura e affrontare l’erranza… (altra cosa rispetto all’ “errore” come pregiudizio o postgiudizio di valore). Forse sto parlando a me stessa soprattutto, ma spero ti arrivi un minimo di quel che provo ad esprimere, amico.
        Buona serata
        Grazie per il confronto 😉
        sono momenti importanti, come hai segnalato in chiusa al tuo commento, si!

      • LuxOr ha detto:

        Può essere sia così. Ma sono di formazione un critico e probabilmente si tratta di una deformazione professionale (o semi-professionale). Quando scrivo non mi vengono dubbi simili, mi sorgono dopo (per fortuna). Mi chiedo in parole semplici: lo faccio per me o per gli altri? Lo so, dico sempre che mi diverto (ed è vero) e pertanto non dovrei pensare all’Altro, ma è anche vero che quando ci si mette in gioco bisogna stare al gioco: accettare anche le critiche più feroci e discutere, dialogare, accettare l’Altro. Entrare nel Fuori. Sì, forse dire errore (eh eh) è stato un errore. In effetti “erranza” rende più l’idea: come stato di dubbio e di confusione ma anche come valore in sé di “preoccupazione” se non addirittura “ansia”. Mi pare di ricordare che Pinter affermasse il suo fregarsene del pubblico in un’intervista. Magari non lo pensava, come capita a me quando dico che basta solo divertirsi ma allo stesso tempo tengo anche a un feedback. Sì certo possiamo benissimo superare le divisioni tra generi (e non a caso sono appassionato lettore di David Foster Wallace che mescola saggio e romanzo con risultati sorprendenti) ma anche Wallace scriveva tenendo conto di focalizzazione punto di vista e tutte le altre diavolerie che si trovano nel saggio di Genette sul romanzo. Scusami, sono andato talmente avanti nel discorso che mi sono perso. Comunque mi sento bene, perché mi sto in parte schiarendo le idee. Per esempio non pensavo a Wallace da anni e in effetti devo liberarmi di molti pregiudizi. Aspetto di leggere il tuo lavoro teatrale 😉 Grazie per le tue utilissime riflessioni. Buonanotte Dora.

  4. Franz ha detto:

    LuxOr caro mi piace un fottio sta cosa ed era questo che mi aspettavo da te se gli altri tagli sono dello stesso tenore riportali nel tessuto…avevi evirato il tuo scritto ora gli hai ridato i coglioni…scusa la durezza espressiva ma si! questo è un testo degno d’ospitare il fantasma di Kandinsky…quel cuore mi ricorda la vita Nova di Dante e il tutto ha un sapore espressionista che non rinnega i corpi ma li fa esplodere in un eros degno di comunicare sapori di pelle e d’anima…Sono strafelice di aver letto questa cosa…questa cosa è degna di te…vai lascia andare il pudore a teatro è una cazzata…il teatro è una puttana rituale un’orgia per capri e ninfe…non lo dimenticare in questo scritto non lo hai dimenticato…felice è bello sto frammento Lux Caro

    • LuxOr ha detto:

      Caro Franz. Sapessi quanto piacere mi dai a scrivere queste parole. Eppure, nonostante tutto, mi sento frenato. Il mio limite è che non so quale sia il limite da non oltrepassare nel senso che ci sarà un confine oltre il quale è solo robaccia, volgarità, pornografia. Per timore di oltrepassare il limite mi ingesso nel racconto asettico. Non trovo una mia collocazione. La poesia è un urlo, un soffio, un lamento dell’anima o un’esplosione di gioia. Ma cos’è il teatro? Sì tutto quello che hai scritto, sono d’accordo. Un’orgia, una puttana. Il mio problema consiste nel fatto che non riesco a danzare con questa puttana perché devo poi assemblare i vari frammenti, integrarli e non riesco a farlo. Li vedo come tante piccole poesie, ma ancora non in grado di dare forma: cucire, collegare i pezzi con punti di sutura. Ecco… i guai per me sono i punti. Non pubblicherò gli altri frammenti, ma, grazie al tuo incoraggiamento, proverò ad assemblarli per vedere cosa succede e su accadesse qualcosa di valido, non esiterò a fartelo sapere a chiederti consigli e forse pubblicare qualcosa. Grazie ancora, questo tuo commento mi ha fatto sentire meglio, amico carissimo.

      • Franz ha detto:

        vedi il teatro è solo una pista un sussurro un gioco di suggestioni dove danzano ombre che si vendono per esistere…lascia che sino le tue ombre a decidere a imporsi non trattenerle se sono volgari lascia che danzino volgari se sono liriche idem le due cose non sono in contrasto…in questo frammento già in parte ciò accade, si apri un laboratorio accosta frammenti…da loro autonomia…fa giocare i corpi che ti si impongono davanti fosse pure a cosce aperte a risate sguaiate…non fare come lil personaggio dell’aautore ne la baracca dei saltimbanchi di Blok, che rincorreva in marsina i suoi personaggi per tenerli a bada…ne subiva solo sberleffi da questi…lascia che si mozzino il capo (tanto al massimo, il sangue che scorre è solo succo di mirtillo)…ti voglio bene ciao

      • LuxOr ha detto:

        Benissimo, con pazienza, senza cercare di tenere a bada i miei personaggi cercherò di suturare . Poi, incrociando le dita, pubblicherò qualcosa (ancora non so come e cosa ma pubblicherò). Un abbraccio. Buonanotte, amico

      • Franz ha detto:

        un abbraccio a te lux

      • gelsobianco ha detto:

        “lascia che sino le tue ombre a decidere a imporsi non trattenerle se sono volgari lascia che danzino volgari se sono liriche idem le due cose non sono in contrasto…”
        sì, Franz
        grazie
        gb

      • LuxOr ha detto:

        E’ vero, Franz va ringraziato anche per questo bellissimo consiglio

    • gelsobianco ha detto:

      LuxOr, sì, questo “consiglio” di Franz è grande, vivo, parla in modo immediato
      Un grazie ancora
      gb
      Buona serata!

  5. lilasmile ha detto:

    Grazie…ti ho scritto una mail nel pomeriggio. Spero ti sia arrivata!

  6. lilasmile ha detto:

    Sapete che siete belli vero? È bello sapere di avervi trovato! 😉

  7. gelsobianco ha detto:

    Con calma.
    Ho dato una veloce lettura, ma non basta, no.
    C’è molto.
    A presto!
    gb:)

  8. agenda19892010 ha detto:

    Buona domenica da Rinaldo.

  9. MarianTranslature ha detto:

    Bellissimo frammento! Perfetto accostamento di parole, suoni, immagini e sensazioni.
    Buona domenica!

  10. lilasmile ha detto:

    C’è un’altra cosa che colpisce molto di questo frammento. L’indifferenza di Azzurra. Come se quella donna ormai fosse parte di un passato che non può più tornare. Non so se mi sono spiegata.

  11. gelsobianco ha detto:

    Respira, LuxOr caro.
    Quanto mi piace questo tuo frammento!
    Non censurarti, amico mio.
    La “danza” ha passaggi così anche…
    Perché negarli?
    Cogli tutto quello che, in poche parole, voglio farti giungere.
    🙂
    gb

  12. erospea ha detto:

    Si, quello intendevo su pinter, ricordi bene. Anche quando affermiamo una direzione rispetto a un approccio stiamo comunque tenendo d occhio anche il risvolto altro. È un muoversi a più livelli, tuttavia, non intesi gerarchicamente. Almeno io non li intendo così. Mi hai fatto pensare a questo. Be’ … Penso sia stata un’ articolata riflessione quell di tutti noi. Ah, che hai scatenato! 😛
    Buona giornata, luxOr
    Alla prossima 🙂

  13. erospea ha detto:

    lo stesso vale per me
    buona notte, LuxOr 🙂

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