Hominem te memento

Darei una mano al lampo
per suggere linfe di troni persi
per chiudere porte dentro altre porte
reggere masse senza gravità
Dal ventre della terra
assursero su sponde di dolore
in specchi d’acque versi scagliati
in rimbalzi d’onde concentriche
come ciottoli piatti di pietra effusiva
L’infanzia sui greti a pesca
d’alburni e lucci improbabili
in fervido flato d’acqua stagnante
in discariche di schiume e altre
perdute deiezioni nei canneti
Crescere nei graffi di corsa occorsi
risalendo guasta corrente
Sui cacumi dei pioppeti
visibili finora nell’assenza
Nelle urla di piccoli guardiani
pronti a giocare con cerbottane
volte a bersagli dissolti dalla memoria
Negli sguardi del tempo proustiano
rimasto con me in questo letto di morte
Ricordati che sei un uomo

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7 risposte a Hominem te memento

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  2. Franz ha detto:

    sei dannatamente forte (le sento le urla dei guardiani scostumati che calpestano i caccumi dei pioppeti)…poesia è memoria che si perde in ombre sonanti. Mi ha colpito molto

  3. LuxOr ha detto:

    Ne sono onorato. Grazie.

  4. silviadeangelis40d ha detto:

    Considerazioni poetiche intinte in una realtà interiore, colma di complicanze.
    Appaiono, descritte, in questa lirica, con pregio e grande originalità nel lessico, che
    non può, non stupire il lettore per le intense figurazioni proposte
    Un caro saluto

    • LuxOr ha detto:

      Sempre molto gentile. In effetti alcune parti sono un po’ complicate, soprattutto là dove ho citato Proust: citazione inserita come sintesi estrema del ricordo come forza della natura capace di cavalcare il tempo e riportare alla memoria il sapore di anni lontani anche negli ultimi istanti di vita. Un caro saluto, Silvia.

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