Ho perso il ricordo di te

Sereno nel pianto faceto
che quasi soffuso pareva
ovunque su terre e regioni

A volte distratto dai sogni
cantavo alle nubi cadenti
letarghi subiti da infante

La pioggia rafferma nell’aria
Contavo le gocce malmesse
che lacrime perse da tempo

trovavo così come adesso
trovavo così per domani
trovavo così come ieri

Perdevo comunque pure oggi
Pure oggi, pure oggi – che dico?
Il male raggiunge appuntito

L’aculeo nel cuore, la punta
arriva colpisce il mio corpo
mi sventra nel cranio e non piango

Perché non ricordo che cosa
mai debba giammai ricordare?
Ah già! Raccontavo di terre

di sogni e battaglie lontane
Vedevo il dolore sortire
dai volti e dai corpi immolati

La guerra una peste schifosa
colpiva il bazooka sui carri
tedeschi fuggivano a frotte

La guerra nel cuore, le fiamme
e i morti non hanno parole
come io non pensavo al dolore

Se tu qui potessi sapere
che allora friggeva il creato
che allora moriva la mente

moriva d’Alzheimer per sempre
Parole: un’altra afasia
Ho perso il ricordo di te

Questa voce è stata pubblicata in Il cavaliere azzurro, La lingua segreta dei testi, Poesia e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

13 risposte a Ho perso il ricordo di te

  1. erospea ha detto:

    …un canto a non perdere della memoria nemmeno l’oblio…

    • LuxOr ha detto:

      Proprio così. Hai la capacità (che io non possiedo) di sintetizzare e condensare in poche parole un pensiero, un’emozione che mi è apparsa come un abbaglio d’improvviso. E’ arrivato (l’abbaglio) come una cantilena (per questo ho deciso di usare il novenario) e ho rivisto mio padre morto di Alzheimer ormai da tanti anni con uno splendido sorriso. E mi sono rivisto da piccolo quando gli chiedevo di storie vecchie, della guerra, di ciò che aveva visto. Ma poi l’oblio ha cancellato i ricordi, ha annullato esperienze…e ho dimenticato; sì pure io ho dimenticato in quanto i ricordi cominciano ad affievolirsi, le immagini a sfocare. Ho sperato, tentato almeno di immortalare una sensazione, un pianto interiore. Scusami per questa pedante genesi della poesia. Grazie.

      • erospea ha detto:

        avevo notato il catilenare del novenario, ma anche il suo ‘spezzarsi’ in alcuni passaggi all’interno dei versi.. (pause, punteggiatura, l’insistenza su riprese di parole…)Per il resto non l’oblio, ma un profondissimo silenzio. Quel sorriso: l’accesso, forse a noi sconosciuto, dei misteri del corpo, della vita e della morte. Un caro saluto LuxOr. Continua a scrivere: i ricordi emergeranno…

  2. LuxOr ha detto:

    Infatti ho voluto spezzare il novenario (ma è capitato quasi per caso) per immergermi nella fatica del ricordo e delle difficoltà di espressione sino all’afasia del malato che cerca di ricostruire un mondo che sta scomparendo nella sua mente. Un caro saluto anche a te erospea.

  3. silviadeangelis40d ha detto:

    Quei ricordi affettivi incancellabili, che sanno danzare senza tregua nella mente. Aprono
    immagini variegate, a cui siamo legati in modo indelebile, anche se ci procurano ferite incurabili
    nell’animo.
    Versi notevoli, accompagnati da un’intensa musicalità poetica, molto apprezzati
    Buona domenica, Luxor, silvia

    • LuxOr ha detto:

      Grazie, molto gentile. Condivido il tuo profondo commento: si tratta proprio di ricordi affettivi che danzano nella mia mente. Il passato, il mio passato, emerge spesso alla superficie (con i suoi pentimenti, rimorsi, desiderio di tornare indietro e scegliere altre strade) e posso solo esorcizzarlo in parte almeno con la poesia e i racconti. Magra consolazione ma, ammetto, in parte liberatoria. Grazie ancora. Buona domenica, Silvia.

  4. Franz ha detto:

    una volta ho sentito dire: il dolore non si rielabora…si vive…e l’oblio è solo una tiepida scia nel nostro sangue che pulsa, come, spesso, i versi…poi li possiamo pure organizzare in ritmo, assonanze rime, misuraa e numero…per poi farli danzare, noi, dimentichi delle mille esistenze e pure di ciò che lasciamo…buon lavoro

    • LuxOr ha detto:

      Bellissime parole. E intense. Il dolore si vive e a volte riemerge quando meno te lo aspetti, lo rivivi o lo ricordi in forme diverse e almeno il sottoscritto cerca di fissare nella “danza” delle parole l’emozione, ma le parole non riescono mai ad avvicinarsi, ad esprimere, restituire una pulsazione, un cuore, un mondo interiore. Grazie Franz e buon lavoro pure a te.

  5. LuxOr ha detto:

    Forse sì, forse no. Non so. Quando la danza si fa suono: già questo un bellissimo verso…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.