Horresco referens

Aggrappati all’istante della tua stessa estinzione per assemblare ora, all’interno di un inferno logico in cui puoi ancora immaginare linee anziché frantumi, montare al momento, costruire ciò che non potrai fare quando la rapita Kore, nei giorni distanti dalla sua amata madre, reciderà il capello, perché nell’ingresso del momento, nell’antibagno del tuo maggiore sospiro, quando rientrerai da dove sei uscito, il verbo trapasserà, il senso sarà il ghiaccio del vuoto e il racconto un fascio oscuro che avrà serrato come una cerniera un tessuto scivolato via da qualcosa di dimenticato privo di aperture da chiudere. Carezza adesso la mia fronte futura quando sarò rinchiuso nella capsula aspersa d’incenso e consolami con parole d’amore e sguardi di passione che racchiuderò nel mio mondo, in ciò che sarà ricordo di un oggi, ma che so già essere adesso, per sempre, inesorabilmente ricordo di un futuro che non avrà forme e colori, ma solo informi deliri, quegli stessi che oggi domiamo a fatica, attimo dopo attimo, con la scusa di un intreccio a gogò. Godiamoci i sei mesi al sole con la madre Demetra senza costruire vicende per i sei semi di melograno assaporati di notte nell’oscura bettola di Ade dove non sorgono storie.

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