Un volto

Ignoti pensieri gli frugavano nel cervello in cerca di ricordi imprecisi dalle sequenze sbiadite o montate diversamente e pertanto non più conformi ai momenti esatti di vecchi anni tramontati dall’altra parte della sua pelle scabra. S’intromettevano nei viluppi dell’ippocampo trovando solo precipui racconti di lontano vissuto ma niente di ciò che poteva collegarlo a una vita recente. Diagnosi sul suo stato attuale amnesia anterograda ossia non ricordarsi di cosa hai mangiato oggi o ancora non riconoscere un volto inspiegabilmente familiare: “prosopoagnosia”, come epitaffio stampigliato sul referto clinico, leggendo bisbigliava sottovoce e lentamente “pro-so-po-a-gno-sia-a, prosopo…”. Di là dalla strada poi attraversando sulle zebre qualcuno o qualcosa emergeva da una dissolvenza incrociata: svanire di muri cittadini e auto parcheggiate, svanire debole di pedoni frettolosi in marcia costante e affiorare alla superficie nella zona messa a fuoco della zona di Panem, un volto di donna con un sorriso luminoso aperto a far mostra di denti bianchi come porcellana, occhi d’un azzurro urlato, folgorante, come la voce squillante e gioviale d’una ragazza che lo stava aspettando migliaia di sere prima, ogni sera sempre, in un gioco perenne, lo aspettava e ogni volta la stessa domanda: com’è andata oggi in ufficio? Mormorò qualcosa sulle zebre: uf-fi-cio, osservando quell’urlo azzurro, quel grano flesso dal vento e carezzato dal sole, soffermandosi davanti a lei e lei lo abbracciò, denti bianchi come la porcellana, lo abbracciò. Adesso si erano confusi con il flusso ventricolare dei marciapiedi, un sangue dai corpi immoti, evanescenti, perenne di linfa e pensieri, di storie e parole. Ma non di volti e colori. Ciao amore. Quel volto perso ancora una volta, poco fa giovane, adesso dalla pelle rugosa, una vecchia dai capelli bianchi, la voce sorridente di sua moglie, ancora una volta lì ad aspettarlo come ogni sera. Com’è andata oggi in ufficio?  Quella dolce voce rugosa sempre lì ad aspettarlo, ma non in un giorno preciso, non nel dì della diagnosi. Ignoti pensieri gli frugavano il cervello per ritrovare quel volto giovane o vecchio non importa, bello e brutto neanche, eppure intenso e armonioso come l’Inno alla gioia, un volto di moglie svanito nel tempo, inconsistente; ignoti pensieri frugavano nel cervello mentre camminava solo nell’arteria pulsante di vita, di suoni, parole, di volti sconosciuti.

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