Prime danze

… si muovevano nelle prime danze dell’anno nuovo lasciando i corpi fluidi nel ritmo di una melodia rockeggiante riprodotta con una tastiera Yamaha sovrastata dalla voce squillante di una ragazza in una precaria pista tra la madia in castagno e i tavoli dove i danzatori forzati avevano da poco consumato il cenone di San Silvestro con tanto di bresaola tortelli con salsa  scaloppina patatine e dolci vari agli auguri reciproci quando d’improvviso musica brusio e risatine fittizie svanirono e i movimenti intermittenti del ragazzo divennero un ridicolo dimenarsi irritante così come apparve ridicola l’onda formata dalla somma di tutte le contorsioni dei corpi degli improvvisati ballerini e lei si sentì quasi normale anche se fino ad allora aveva provato vergogna per il suo rifiuto di buttarsi a pestare il nembro rosato ancheggiando tra il rack con le bottiglie di vino rosso e due prosciutti salati che dondolavano appesi alla catena di una capriata ma ad ogni modo avrebbe ceduto di fronte alle fastidiose richieste di un acefalo amichetto impostogli da una logorroica amica che l’aveva trascinata nell’incubo solo per seguire uno che si voleva fare quanto prima ma le disgrazie non arrivano mai da sole e con loro si era aggregato un altro che si divertiva a sfotterla sperando di rimanere simpatico nel buttare a caso battute pesanti e drammatiche del tipo qui sul pavimento scommetto hanno scopato alla grande stamani per renderlo così pulito e lei per non portare acqua al mulino della disperazione dell’amica era costretta a mostrare un sorriso grande quanto la noia che l’obbligava ad allargare la bocca in grossi caldi sbadigli eppure stava per cascarci e quasi s’era fatta trascinare sulla pista e aveva cominciato ad ondeggiare sinuosamente mostrando le sue gambe avvolte in calze nere sheer da 15 denari che trattenevano ancora il calore delle carezze di mani delicate e leggere del suo uomo che riusciva a farle battere il cuore ma che l’aveva salutata in un giorno di fine estate mentre erano seduti in un’auto proiettata sul rosseggiante tramonto dicendole pochi minuti dopo aver goduto e offerto il suo seme che sarebbe partito per la Thailandia al servizio di una organizzazione non governativa lasciandole una schifezza dolorante nello stomaco e ad ogni modo vedendo lo sguardo di sbieco del ragazzo sulle sue gambe gonfie si era ritirata sulla sedia fino all’improvviso silenzio dove tutti parevano galleggiare nel vuoto di una disperazione camuffata e infine stanca per il peso della mano del molestatore sempre posata sulle spalle e talvolta sul culo l’aveva preso portato fuori e tirato fino al vecchio ponte sul Lorenaccio che conduce al borgo medievale del Borro e avvicinando le sue labbra insanguinate da un gloss party red all’orecchio del ragazzo mentre la piramide olfattiva del suo Samsara di Guerlain inondava tutt’intorno l’aria fredda della notte gli aveva detto con tutta la volgarità che poteva faticosamente tirare fuori dal profondo della sua anima sono stata ingravidata…

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