L’inquilino precedente

Distribuzioni, concitazioni, arsura con lunghe code di abietti in attesa. L’astro luminoso in auge sullo zenit di una terra stremata, lampade di paraffina bruciata la notte, vecchie giacche di pile rattoppate, stoffe e mantelli ricavati da lisi stracci adesso preziosi per scaldarsi in inverno, orinatoi all’aperto per minzioni di tutti, senza distinzioni di sesso. Quattro case crollate per consunzione o annichilite dai vapori del plutonio, come roccaforti di nuovi leader programmatori di libertà. Programmatori di un futuro radioso, dispensatori di cibo, di calore, proprietari delle menti e dei corpi; dei nostri corpi. Anni e anni di sopravvivenza, bimbi che correvano a nascondersi per gioco dietro le nuove rocce e madri che li riprendevano per timori fondati, preoccupazioni spesso rivelatesi conferme inappuntabili, e conseguenti dispiaceri che affioravano dopo ogni scomparsa. Né potevano chiedere aiuto, rivolgersi ai programmatori per non essere trascinate in locali alternativi, prigioni immonde ricavate da vecchie costruzioni strette e anguste, piccole stanze malamente riparate. La ragazza stava in uno di quei loculi; nel cercare cibo era uscita dalla coda perenne dei corpi meritandosi la sua prigione, era uscita dal fluido della massa umana, coeso come un corpo unico, per agguantare qualcosa più in là, oltrepassando un nuovo steccato, ancora un altro limite. Non che sul terreno vi fossero indicazioni, perché per tutti era obbligatorio porsi limiti, rinunciare all’Altrove, diminuendo nella mente la distanza della linea dell’orizzonte. Presa e divenuta concubina del Programmatore di zona (un uomo-donna di nuova generazione, una mutazione voluta dal Sacro Plutonio), amata e toccata dalla Sacerdotessa programmatrice, era stata costretta in uno di quei loculi. Non sapeva dei secoli passati, né di quelli ancora da venire, adesso che la sua vita era vissuta al tramonto dell’homo sapiens, scelta dal destino come nuova Eva mitocondriale. Non sapeva, vivendo nella notte dell’umanità, mentre i programmatori massacravano i deboli, e programmavano la vita dei robusti, non sapeva. La sera prima di coricarsi all’interno del sarcofago di marmo assegnatole dalla Sacerdotessa per riparasi dall’inverno post-nucleare, guardava quel monile preso al di là della linea, ammirava quell’oggetto che tendeva stranamente a luccicare se sfregato col lembo della sua veste lacerata. Non sapeva di una targa di ottone spuntata dal terreno contaminato scambiata per un monile da lustrare. Per la ragazza era un dono dell’Altrove. Sul metallo era inciso qualcosa e lei ignara trascorreva le ore del crepuscolo, rinchiusa nel suo sarcofago, a far scorrere le dita su quelle strane e precise screpolature. Se avesse conosciuto la lingua dei demoni del passato avrebbe potuto leggere queste parole: “grande condottiero, eroe del tempo e della libertà, morto nell’adempimento del proprio dovere, qui riposa in pace”, e scoprire qualcosa del precedente inquilino.

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4 risposte a L’inquilino precedente

  1. metrovampe ha detto:

    é stato un piacere leggerlo e rileggerlo. idea promettente, hai intenzione di svilupparla in qualche modo?

  2. LuxOr ha detto:

    E’ solo un appunto, un’idea che ho sviluppato tempo fa ma che non è andata a buon fine. Mi rimangono solo altri brani sparsi, ma questo mi è sembrato quello più passabile.
    E’ un piacere fare la tua conoscenza, grazie per la visita! E grazie per averlo apprezzato. Appena possibile vengo a trovarti 🙂

  3. metrovampe ha detto:

    Io ci proverei a riprenderlo in mano, da buone suggestioni. Sarebbe un peccato non farlo.

  4. LuxOr ha detto:

    Ti ringrazio per il consiglio ma… se trovo tra le mie carte un altro pezzo del genere lo pubblico (a mio rischio e pericolo).

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