Arenandomi nei gamberi

Arenandomi nei gamberi da giorni, ingozzandoli unti nell’ultimo olio fritto, sperando in un cambiamento. Mentre la voce assente della tv echeggiava nella penombra della sala poco illuminata. Provai ad alzarmi invano. Le mie membra fiacche e doloranti. Un senso di nausea e improvvisa arsura. Acqua nella bottiglia sul frigo. Ma non riuscii a sollevarmi, pensando a quelle persone fuori in cerca del niente, vinte dalla certezza di essere out. Forse qualche giorno prima ci saremmo riusciti. Ma quanto prima? La giornalista in differita annunciava disastri collettivi. Ricaddi volendo alzarmi nel tentativo di raggiungere la balaustra del terrazzino. Accendendo il cd col telecomando invase l’aria non riscaldata dal metano, estinto per inedia dei governi e delle genti, una musica registrata di un live jazz enigmatico alla Keith Jarrett, coprendo i miei ultimi singulti dell’anafilassi; e il cielo d’improvviso spazzò tutto. Coprendosi le membra umide per la pioggia giorni prima l’avevo vista sul pianerottolo: un sorriso vago di circostanza, una ragazza così giovane, la sera gettarsi nel silenzio freddo dei palazzi fino alla sua pozza di sangue sul selciato dissestato per cattiva manutenzione. Non ne rimanemmo sconvolti per via del numero sempre più alto di chi non sopportava più questo abbandono del mondo. Fuori nell’aria fredda, distanziandomi dal mio corpo riverso sul divano, le gambe rilassate verso la tv, le mani tenendosi il collo gonfio e gli occhi intenti a guardare una lampada soffiata di Murano; fuori nell’aria della notte, udendo il brusio di tanti ricordi, le voci d’infanzia, gli amici, l’amore, mentre al suolo, oltre alle solite pozze, sgangherati bidoni coperti dall’immondizia e dai fuochi; in là, opposta al tramonto, la città immensa in attesa della sua ultima alba.

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2 risposte a Arenandomi nei gamberi

  1. LuxOr ha detto:

    Sono felice che ti piaccia perché in fondo è solo una “sperimentazione”. Sei gentilissimo!

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