Corpo di ragazza

Gennaio 23, 2008 at 6:23 pm (Cortometraggi)

Ho succhiato caramelle dai sedici anni nei gorghi infetti delle stradine cadenti, dove il sole adocchia per un attimo e sguscia via, dietro i tetti, dai corbelli delle case fatiscenti assorte assorbendo calore, come una pelle d’avorio ovattato asciugatasi nel torrido torpore marino di un agosto scorso. Nel seguente eritema, laggiù, alla stazione di… quella vicino… sì dove i calamistri sfiorano tristi gli inguini sotto i tabarri e nelle vaghe ore serali efebiche ragazze orchestrano e pencolanti ingurgitano anfetamine nel tananai notturno… sì laggiù dove ho iniziato a irrumare sezioni asciutte di forme sotto i neon delle stazioncine perse nei ricordi degli anni settanta, ricavando solo un futuro differente, comprendente omaggi di lividi sugli zigomi e buchi rigonfi sui bicipiti anoressici. Ebbene lì nel dormiveglia post-sessuale, comprendente dolori non localizzabili e un senso di gusto atavico e inutile come un giorno perso inutilmente a cercare un colore familiare, sì, proprio lì, posata come una cosa morta sul giaciglio roso dalle muffe e tagliato dalle molle spezzate, ho visto un riflesso evanescente poi sfocato e impreciso, un volto dai contorni sbagliati, pallido, emaciato e percorso, appena sulle labbra, da un rigo di bava biancastra. E non mi sono riconosciuta.

Permalink 2 Commenti

Curriculum

Gennaio 12, 2008 at 2:09 am (Poesia)

Sorregge il mio sguardo
porzioni lontane di mare
Già tardo porgendosi al vento
frumento quest’anno peggiore
Un odore perduto da anni
recatosi sino ai miei panni
Non fosse che quasi mi pento
d’aver porto la guancia all’istante
che non è un vacuo forte concetto
ma un mondo distratto che muore

Permalink Nessun Commento

Incipit

Gennaio 12, 2008 at 1:50 am (Elucubrazioni) ()

Scoprendo in un altrove di strutture abbandonate complicazioni qualsiasi cosparse come foglie detratte dagli autunni smarriti, oppure sfoglie irrancidite perdute nel desco di caffè lasciati ad ammuffire nei ricordi detratti alla mente per sbaglio, e riducendo in algide elucubrazioni prodotte tra distrazioni di sguardi urbani e stordimenti quotidiani… ecco…  perché tutto questo? Quando avrò avuto il controllo del vento soffierò di più? Intanto esperendo quantità di colori caduti sulle cose e movimenti di folle e sonorità che s’infrangono e riemergono… Sfuggo nelle permanenze estasianti (ma permanere dove?) in occasioni lasciate da dove non vedonsi paesaggi: in cerchi asciugatisi ed evaporati da specchi fluviali, ora nei sassi ricordati saltellanti sulle acque dell’infanzia o negli  stordimenti degli urti dei corpi assiepati, giocando perdutamente a saltare onde spumeggianti, nelle dissolvenze incrociate dei porti fatti di tanti pezzi di porto, di scoglio e cemento, di frammenti dimenticati, di compensazioni equoree.

Permalink 4 Commenti